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Attacchi di panico

Attacchi di panico Firenze

Gli attacchi di panico rappresentano un’esperienza sconvolgente.

Il corpo pare impazzire, fa delle cose e ha delle reazioni totalmente fuori dal proprio controllo, anche in situazioni del tutto imprevedibili. Per esempio, ci troviamo sull’autobus e senza alcun preavviso o motivo scatenante, iniziano una serie di reazioni fisiche incontrollabili: tachicardia, sudore freddo, senso di confusione mentale, timore di morire o di impazzire, di perdere il controllo e fare cose strane, di cadere per terra svenuti etc..

L’attacco di panico è il prodotto di un vero e proprio cortocircuito della nostra mente, risultato del tentativo della nostra mente razionale di controllare una reazione fisiologica spontanea, di risposta ad uno stimolo che genera paura, dando il via a livello psico-fisiologico ad un meccanismo paradossale.

L’emozione della paura, è un meccanismo prezioso per l’adattamento e la sopravvivenza dell’uomo, ma quando diventa paura patologica, si trasforma in un meccanismo invalidante e se non si supera efficacemente c’è un elevato rischio che possa ripresentarsi.

Il disturbo da attacchi di panico (e le varianti ad esso collegate di natura fobica e ossessiva) rappresenta l’area di maggior efficacia terapeutica della Terapia Breve Strategica (95% di casi risolti).

Nel nostro lavoro clinico, attraverso il modello strategico, interveniamo non a livello puramente sintomatico, perché ciò manterrebbe alto il rischio di ricadute, ma lavoriamo per modificare il modo in cui la persona percepisce la realtà, vissuta in questo caso come “pericolosa”.

Agendo sulle tentate soluzioni disfunzionali, la psicoterapia breve strategica mira alla rottura del rigido sistema percettivo-reattivo entro il quale la persona è bloccata, liberando rapidamente e definitivamente dal disturbo attraverso l’utilizzo di specifici protocolli messi a punto nel Centro di Terapia Strategica di Arezzo in più di vent’ anni di esperienza clinica e di ricerca.

Nell’intervento strategico si focalizza l’attenzione su "come" funziona il problema, su come si mantiene nel presente e su quali strategie disfunzionali o “tentate soluzioni” vengono messe in atto per affrontarlo.

Le tipiche tentate soluzioni disfunzionali che la persona mette in atto per tentare di gestire il panico e che invece la intrappolano in un meccanismo di persistenza del problema, sono:

 - Tentativo di controllo delle proprie reazioni fisiche, che porta a perdere il controllo innescando il paradosso psico-fisiologico che ho descritto all’inizio

- Evitamento di tutte quelle situazioni o luoghi dove gli attacchi potrebbero ripresentarsi. Purtroppo il meccanismo dell’evitamento, risolve apparentemente il problema sul momento, in realtà lo amplifica enormemente da un lato alimentando il senso di incapacità della persona, dall’altro limitandone enormemente la libertà.

- Richiesta d’ aiuto.  Come nel caso dell’evitamento, il chiedere aiuto, per poi riceverlo anche solo sotto forma di conforto, amplifica e conferma il senso di incapacità ed inadeguatezza ad affrontare determinate situazioni. La paura patologica può essere superata efficacemente e definitivamente solo in prima persona.  Non c’è nessuno che lo possa fare al nostro posto. Quindi se il sostegno da parte degli altri, non ha portato all’eliminazione del panico, ciò significa che lo sta alimentando.

- Parlare continuamente del problema, alimentandolo. L’intervento terapeutico mira ad interrompere la socializzazione del problema, evitando in questo modo di farne argomento di discussione quotidiana. “Ogni volta che si parla della paura è come se mettessimo un fertilizzante speciale su una pianta, cresce a dismisura”.

 In Terapia Strategica guidiamo la persona, mediante esperienze emozionali concrete a ri-costruire quelle abilità individuali che gli consentono di gestire il problema per superarlo efficacemente e in modo definitivo.

Per realizzare ciò, un terapeuta strategico, parte da un’analisi attenta delle tentate soluzioni disfunzionali messe in atto dalla persona, guidandola prima a bloccarle per 

smettere di alimentare il problema, e poi sostituirle con strategie funzionali.

Si procede per gradi: si lavora per cambiare la percezione, a questo segue il cambiamento delle reazioni e in ultimo della consapevolezza. La consapevolezza, infatti, arriverà solo ad esperienza fatta, non è l’obiettivo terapeutico ma l’effetto che si otterrà.

Indagare sulla causa del problema, anche in questa tipologia di disturbo, dal punto di vista strategico non è prioritario, anche perché spesso, le persone con un disturbo fobico possiedono già un buon grado di conoscenza rispetto al loro problema e alle cause che possono averlo determinato.





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