L'importanza della prima seduta in Terapia Breve Strategica

L'importanza della prima seduta in Terapia Breve Strategica
07 Febbraio 2018

Terapia psicologica Firenze

Qualsiasi forma di interazione produce un influenzamento reciproco tra persone e questo vale ancor di più in un colloquio psicologico. Sin dal primo colloquio in Terapia Strategica, ogni domanda di indagine rappresenta un piccolo cambiamento che si introduce nel sistema.

Così come non si può non comunicare (Watzlawick 1967), non si può non influenzare o essere influenzati mentre si comunica.

Mentre il terapeuta indaga, attraverso le sue stesse risposte la persona sarà indotta a fare riflessioni, che generano emozioni; si inizia ad introdurre un cambiamento che innesca una serie di reazioni che non solo aiutano il clinico a conoscere meglio il funzionamento della persona o del problema, ma danno al tempo stesso la possibilità di condurre la persona a modificare le sue lenti, le sue prospettive, a sentire e quindi agire in maniera differente.

Riprendo le parole di Kurt Lewin: se vuoi conoscere come funziona un sistema, cerca di cambiare il suo funzionamento . E’ questo, infatti, il concetto di diagnosi-intervento (o diagnosi-operativa), ovvero cambiare per conoscere, che caratterizza la logica strategica. 

Perché il primo colloquio rappresenta già un intervento? Perché il terapeuta, attraverso domande strategiche, ovvero domande orientate ad uno scopo - in questo caso far emergere la disfunzionalità del percepire e del reagire della persona - , induce una ristrutturazione terapeutica che crea un cambiamento nella persona rispetto al proprio modo di interagire con la realtà.

Un colloquio clinico inevitabilmente influenza il soggetto, sta al terapeuta orientare strategicamente, anziché lasciare al caso, verso cambiamenti che rendano la prima seduta già terapeutica e non solo conoscitiva.

Attraverso il dialogo strategico, tecnica formulata da Giorgio Nardone nel 2004, la prima seduta rappresenta il primo e più importante momento di cambiamento terapeutico, in alcuni casi l’unico necessario. La struttura del modello di dialogo strategico ha una sequenza ben precisa: le domande -  che propongono al paziente due alternative di risposta - guidano la persona a scoprire nuove prospettive rispetto al suo problema. Esse sono seguite da parafrasi ristrutturanti che hanno lo scopo di ridefinire ulteriormente e potenziare ciò che è emerso attraverso le risposte date dalla persona.

Un aspetto fondamentale del dialogo strategico e della comunicazione terapeutica in generale è il linguaggio utilizzato: l’unione tra linguaggio indicativo, quindi il linguaggio nella sua forma logica del parlare e la sua forma analogica-evocativa (di sensazioni) → ovvero il linguaggio performativo.

La sequenza di domande strategiche e parafrasi ristrutturanti attraverso l’uso di un linguaggio performativo, crea una serie di effetti-scoperta, che rappresentano per la persona quelle che Alexander ha definito Esperienze Emozionali Correttive, frutto di un accordo finale al quale la persona giunge insieme al terapeuta.

La persona viene guidata  ad essere l’attore protagonista della scena e in questo modo si neutralizza la fisiologica resistenza al cambiamento che qualsiasi sistema umano oppone per preservare il proprio equilibrio, anche quando questo è disfunzionale.  

Questa tecnica evoluta per condurre il primo colloquio, rappresenta una raffinita strategia per ottenere il massimo con il minimo; parafrasando i primi Sette Sapienti della tradizione ellenica, “nulla di troppo, solo ciò che è abbastanza”.



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