La paura della paura che si trasforma in panico - la Terapia degli attacchi di panico

La paura della paura che si trasforma in panico - la Terapia degli attacchi di panico
13 Marzo 2018

Terapia psicologica Firenze

 “Un uomo che teme di soffrire soffre già di ciò che teme”, scriveva nel 600 il filosofo e scrittore francese Michel de Montaigne.

Marta - vorrei chiamarla così -  è una giovane mamma, un tempo una professionista brillante e affermata. Da qualche anno però si ritrova a combattere una battaglia con un mostro, che le sta togliendo a poco a poco la libertà di allontanarsi dal recinto protettivo che il panico l’ha costretta ad edificare intorno alla sua vita, sempre più limitata e sempre più dipendente da tutta una serie di piccole ma pericolose precauzioni, senza le quali Marta ha paura di perdere il controllo.

La paura, è una delle risposte emotive più arcaiche e protettive per la sopravvivenza, eppure l’uomo l’ha sempre vissuta come una debolezza da temere e combattere. Niente ci spaventa più della paura stessa e il panico è proprio questo: la paura della paura.

Oltre il 20% delle persone si stima abbia sofferto o soffra di attacchi di panico, una patologia quindi frequente e invalidante.

Questo dato ha attirato sicuramente l’interesse (anche commerciale) delle case farmaceutiche con la produzione di nuovi farmaci, che da sempre hanno trovato un discreto mercato.

Ma la paura, in realtà, è una percezione e la chimica non è in grado di agire sulla percezione ma solo di inibire o aumentare una reazione dell’organismo.

Un altro dato, le patologie, come le società, si evolvono e richiedono dei continui ri-adattamenti delle terapie per capire sempre meglio e sempre di più, come intervenire in modo efficace su queste nuove forme di disturbo fobico e in tutte le loro varianti.

Una terapia, aggiungo, non dovrebbe prescindere da alcune caratteristiche e dal rispetto di alcuni criteri per poter essere davverso risolutiva e non puramente sintomantica. Quali?

Il criterio di efficacia ed efficienza ad esempio, ovvero la capacità di risoluzione del problema in tempi relativamente brevi; e ancora, il criterio di replicabilità della strategia sulla stessa classe di problema e inoltre, la trasmissibilità e predittività, ovvero la capacità di produrre un modello tecnologico, nel quale ad ogni manovra devo poter prevedere gli effetti ed eventualmente aggiustare il tiro durante l’intervento stesso.

In Taerapia Breve Strategica, guidati dal costrutto Lewiniano della ricerca-intervento, ovvero del “conoscere cambiando", abbiamo osservato anche nella nostra giovane mamma, le ridondanze tipiche dei soggetti fobici nella loro interazione con la realtà: il tentativo di evitamento delle situazioni ritenute pericolose - che conduce ad una riduzione della fiducia nelle proprie risorse -, la continua richiesta di aiuto -  che mina la propria capacità di affrontare da soli la paura -  e soprattutto, la più potente Tentata Soluzione fallimentare,  di controllare a livello cognitivo le proprie reazioni psico-fisiologiche. E’ proprio su questa Tentata Soluzione che è stato messo a punto un intervento in terapia breve startegica che, per il principio similia similibus curantur, segue la stessa logica paradossale di persistenza del disturbo, in questo caso l’eccesso di controllo che porta alla perdita di controllo. Come?

Attraverso una sorta di graduale addestramento ad evocare in modo estremo le sensazioni che spaventano, per condurre alla loro paradossale saturazione. E’ stato chiesto a Marta, ogni giorno per 30 minuti, di sforzarsi di richiamare tutti i suoi fantasmi. Ma come già gli antichi sumeri scrivevano nelle loro tavole “la paura guardata in faccia si trasforma in coraggio, la paura evitata diventa timor panico”. Così più si sforzava di evocare la paura e più la sua mente, per effetto paradosso, andava altrove. 

Marta ha sperimentato una modalità differente di sentire e reagire attraverso un apprendimento graduale ad evocare la paura ogni giorno per mezz'ora, poi all'interno di 5 appuntamenti di 5 minuti l'uno, fino ad essere addestrata ad utilizzare la tecnica come strategia preventiva e al bisogno.

“E alla fine di tutto il nostro andare, ritorneremo al punto di partenza”, scriveva Eliot.

Seguendo lo stratagemma dello spegnere il fuoco aggiungendo la legna, abbiamo guidato Marta in maniera indiretta verso una vera e propria Esperienza Emozionale Correttiva, ovvero se alimenta la paura questa si azzera. E questo sentire differentemente ha portato Marta fuori dalla buca nella quale era sprofondata, perché come ci ricorda Shakespeare “le cose che da lontano ci spaventano, da vicino spesso non ci spaventano più"

Per approfondimenti:

La Terapia degli attacchi di panico". G. Nardone - Ed Ponte alle Grazie

 



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